Accademia del Mosto

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Il sentiero dei vini: 5 percorsi enoturistici da non perdere!

Da nord a sud, il nostro bel paese offre una varietà infinita di luoghi incantevoli, ognuno meritevole di essere visto almeno una volta nella vita. Oltre alla naturale bellezza dei paesaggi esistono in ogni punto dello stivale dei percorsi enoturistici che decisamente dovrebbero essere annotati nel vostra agenda dei viaggi, soprattutto se siete amanti del buon vino. Noi ne abbiamo selezionati 5, seguiteci!

1. Malvirà- Villa Tiboldi, Roero (Piemonte)

Una dimora di campagna in cui poter sorseggiare degli spettacolari vini rossi a base di uve nebbiolo, ecco cosa vi offre la cantina Malvirà. Per gli appassionati c’è anche la possibilità di poter alloggiare e dormire negli antichi capanni una volta destinati agli attrezzi, per godere appieno di questo incredibile spettacolo della natura.

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2. Venissa – Venezia (Veneto)

Un sogno divenuto realtà, un vigneto che da secoli sfida l’acqua della laguna dando origine a uno speciale vino con caratteristiche uniche al mondo. Questa è la presentazione della cantina Venissa, di cui è stato girato anche un docufilm dal nome “Il vino, l’oro e la laguna” giusto per chi volesse approfondire quest’affascinante storia.

3. Valle di Lazzaro – Portoferraio, Isola d’Elba (Toscana)

Qui potrete immergervi in un’oasi di relax in cui scoprire vini come il Vermentino, dal sapore fresco e fruttato, un più ambizioso Chardonnay, o le uve Aleatico che danno vita rosati e passiti di altissima qualità. Quale migliore modo per affrontare qualche “duro” giorno di vacanza tra i migliori vini e il verde del parco dell’arcipelago Toscano?

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4. Mastroberardino, Atripalda, Avellino (Campania)

Esattamente a Mirabella Eclano, troverete il Radici Resort, nato grazie all’imprenditoria di Antonio Mastroberardino, considerato da molti il patriarca del vino in Campania, grande difensore dei vitigni autoctoni. Il Radici Resort offre delle fantastiche suite, centro benessere e ristorante per trascorrere una piacevolissima enovacanza!

5. Scilio Valle Galfina – Linguaglossa (Sicilia)

Ultimo viaggio invece lo facciamo alle pendici dell’Etna, dove la famiglia Scilio da circa 5 generazioni produce vini di ottima qualità. In uno scenario unico al mondo potrete vedere con i vostri occhi i processi tradizionali della cura del vigneto e della produzione del vino per cui il regime adottato è quello della coltivazione biologica. Avete deciso di fare un salto alla tenuta Valle Galfina? La famiglia Scilio è pronta ad accogliervi!

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Quale tra questi 5 percorsi enoturistici vi ha conquistato di più? Ne conoscevate già qualcuno? Fatecelo sapere!

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Vino e panettone: ecco come fare l’abbinamento giusto!

Di certo in questi giorni avrete abbondantemente festeggiato e mangiato in compagnia di tutta la famiglia. A tavola non sarà mancato il classico panettone, che anche se risponde alla tradizione milanese, oramai viene adottato ogni anno sempre di più da tutto lo stivale. In vista dell’ultimo dell’anno abbiamo pensato di darvi alcuni consigli per abbinare al famoso dolce il vino giusto, così da poter correggere eventuali errori fatti finora!

Quali sono le caratteristiche del panettone

Prima di procedere con la scelta del vino giusto, è importante studiare la tipologia di dolce che si sta accompagnando, in questo caso il panettone classico, i cui ingredienti sono senza dubbio uova, zucchero, burro, miele e canditi. Ciò che salta all’occhio (ma anche all’olfatto e alla bocca) sono senza dubbio i profumi e i sapori molto dolci e aromatizzati che caratterizzano questo gustoso e tradizionale dolce natalizio. Ecco perché nella scelta del vino giusto bisognerà tener presente gli ingredienti utilizzati e cercare di evitare vini secchi, decisamente con sapore troppo contrastanti. Quello che invece bisogna ricercare è armonia ed equilibrio tra vino e panettone.

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Caratteristiche di un vino da panettone

Da quanto detto finora si deduce quindi che la scelta dovrà cadere senza dubbio su un vino dolce, che richiami in qualche modo l’aroma e la dolcezza del panettone stesso, accompagnandolo in ogni sua nota di sapore. Ovviamente senza esagerare! Proprio per questo bisognerà fare un scelta equilibrata e che si adegui perfettamente alla situazione. Altro punto da considerare è il grado di dolcezza del panettone e capire quale tipologia di vino è più opportuno abbinargli, senza sovraccaricarlo.

Quali vini scegliere?

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La scelta dei vini a questo punto si riduce senza dubbio a quelli dolci come i passiti in cui possiamo sentire il richiamo ai canditi, uva passa e frutta secca. Un esempio potrebbe essere il passito sardo dei Nuraghi delle cantine Su’entu ad esempio. Altri abbinamenti possibili potrebbero essere un vino dolce spagnolo, il Don Pedro Ximenez vino dulce natural fatto con uva passa e caratterizzato da aromi speziati. Se invece avete voglia di accompagnare il vostro panettone classico nella notte di Capodanno con un richiamo al cacao, il Centesimino di Francesconi è la scelta più adatta. Infine, ci spostiamo verso il Portogallo dove vi consigliamo un Porto d’eccezione, il Niepoort Vintage, in cui equilibrio e armonia esalteranno ogni sapore.

 

Buon anno a tutti e mi raccomando… non avete più scuse per sbagliare!

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Drink vintage, il sapore antico a prezzi da capogiro

In grandi città come Londra, New York o Parigi una nuova tendenza si fa sempre più piede tra gli amanti del buon bere ed è quella dei drink vintage! La ricerca di sapori antichi e autentici rappresentativi di epoche ormai appartenenti al passato, è la nuova moda, in grado di far salire il prezzo di un drink alle stelle. Ed ecco che gli amanti dei sapori di una volta non si lasciano scappare l’occasione per trovare un buona bottiglia di rum antica tra le rimanenze di un vecchio bar o addirittura comprandole all’asta!

Vediamo insieme quali sono i drink vintage che potrete chiedere se decidete di fare un salto in una delle seguenti città:

Negroni presso il Rivoli Bar del Ritz di Londra

Se nei prossimi viaggi avete in mente di fare un salto a Londra non potete non fare anche una capatina presso lo storico bar che preparerà per voi un prezioso (in tutti i sensi) Negroni fatto esclusivamente con liquori degli anni ’50. Prezioso anche per il suo prezzo che non sarà meno di circa 100€!

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Manhattan presso il Jack Rose di Washington

Se invece siete proiettati verso gli USA nel distretto di Whashington potrete ordinare uno speciale Manhattan fatto con whiskey Weller dell’82 e vermouth Cocchi di Torino, una delizia per gli appassionati del famoso cocktail. Il suo prezzo però forse vi rimarrà più impresso del suo sapore, circa 300 dollari.

Sidecar al Plaza Hotel di New York

Uno dei più cari e rari drink vintage è senza ombra di dubbio il sidecar che potrete provare presso il Palm Court dell’Hotel Plaza di New York, la città che non dorme mai. Gli ingredienti antichi e preziosi per questo cocktail sono cognac Remy Martin Louis XIII Black Pearl e Cointreau tedesco degli anni ’30. Il prezzo per questa incredibile miscela è di 3000 dollari.

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Mai tai a San Francisco

Infine chiudiamo la nostra lista di drink vintage spostandoci sulla west coast, precisamente a San Francisco, allo Smuggler’s Cove, dove potrete ordinare un Mai tai fatto con rum d’epoca, tutti risalenti agli anni ’60, vi basterà poco per potervi immergere nelle atmosfere di quegli anni grazie a questo ottimo drink. Il suo prezzo? Dai 150 dollari a salire… ma ne varrà la pena!

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La nostra lista di drink vintage si conclude qui, adesso avrete un motivo in più per visitare le città appena elencate e non dimenticate di farci sapere quali cocktail avete provato!

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5 cocktail indispensabili nel bar di un compleanno over 30!

30 anni è una grande soglia per molti; i 20 si apprestano a diventare un bel ricordo. Per non cadere nella nostalgia vi consigliamo di festeggiare i prossimi compleanni con molta più enfasi e brio, soprattutto non facendo mancare nel vostro bar i 5 cocktail che vi proponiamo qui di seguito! Siamo sicuri che il quinto metterà tutti d’accordo!

1. Gin tonic in chiave rivisitata

Un classico che soprattutto per compleanni festeggiati nei periodi estivi non dovrà assolutamente mancare a un compleanno over 30: il gin tonic Se avete voglia di stupire i vostri invitati potreste proporre il famoso cocktail in una chiave del tutto rivisitata per l’occasione, magari proponendo del buon e biologico Gino, un gin prodotto in Italia con liquirizia, salvia, limone e rosa damascena, perfetto se abbinato a un’acqua tonica anch’essa prodotta nel nostro paese.

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2. Un rinfrescante mojito

Un buon e fresco mojito potrebbe essere una chiave per accontentare sia invitati uomini che donne. Il gusto pungente del lime insieme alle verdi foglie di menta fresca non faranno che alleggerire le temperature e renderle molto più sopportabili, oltre ad essere un buonissimo cocktail da sorseggiare mentre la musica di sottofondo fa compagnia.

3. Old fashioned, il cocktail mai dimenticato

Un classico che non passa mai di moda ma che anzi sembra essere sempre più in auge, un buon e vecchio old fashioned, il cocktail a base di wiskey mai dimenticato. Se la vostra sarà una festa di compleanno elegante e magari in stile vintage questo cocktail sarà senza dubbio la scelta più azzeccata da fare, vi farà fare un figurone!

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4. Negroni per tutti!

Il negroni è un altro classico che non passa mai di moda! Da quando è stato inventando a Firenze in sostituzione dell’Americano, fino a oggi è sempre stato uno dei cocktail più richiesti dagli over 30. Tanto famoso da trasformarsi anche in Negroni sbagliato per chi vuole renderlo più leggero e meno alcolico. Quali delle due versioni preferite per il bar del vostro incredibile compleanno?

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5. Festa con bollicine con un buon Aperol Spritz

Infine l’ultimo cocktail che ci sentiamo di consigliare, con il quale siamo sicuri non fallirete è sicuramente un caro e amato Aperol Spritz! Da intendere come cocktail-aperitivo, perfetto se avete intenzione di festeggiare poco prima del calar della sera; leggero rinfrescante e pieno di bollicine, ideale se accompagnato da qualche appetitoso stuzzichino!

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Birra fatta in casa: 6 errori da non commettere!

Il fenomeno della birra artigianale è così ampiamente diffuso che sempre più persone decidono di farne un vero e proprio hobby, dando vita a una produzione homemade. Oggigiorno grazie a internet è possibile non essere degli esperti birrai per poter (almeno provare) a farla con le proprie mani in casa propria, basterà seguire alla lettera le istruzioni indicate per ogni ricetta. Ma per gli homebrewers alle prime armi è facile cadere in alcuni errori, eccone 6!

1. L’igiene non è al 100%

Quando si decide di riboccarsi le maniche per prodursi una birra artigianale direttamente in casa, il primo passo è quello di utilizzare strumenti correttamente puliti e sterilizzati, in caso contrario il risultato potrebbe essere pregiudicato. Ad esempio, se avete intenzione di riutilizzare vecchie bottiglie di birra, pulitele in maniera adeguata, allo stesso modo procedete con tutta l’attrezzatura necessaria.

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2. Non seguire la ricetta passo dopo passo

Non siate approssimativi! Per ottenere un ottimo risultato è importante seguire tutte le indicazioni che vengono riportate sulla ricetta scelta, passo dopo passo. Quindi stesse dosi, temperature, modalità di applicazione e soprattutto non cominciate con una ricetta difficile!

3. Imbottigliamento prematuro

Non fatevi prendere dall’ansia di voler provare subito la vostra creazione, sappiamo benissimo che produrre della birra con le proprie mani può essere davvero esaltante, ma il nostro consiglio è attendere che la fermentazione sia completa, onde evitare un imbottigliamento prematuro.

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4. Non controllare la temperatura

La fermentazione è un processo molto delicato che ha bisogno di essere supervisionato; è importante infatti mantenere la temperatura indicata per il tipo di lievito utilizzato, altrimenti potreste rischiare di non dover buttare via tutto senza possibilità di rimedio.

5. Livelli sbagliati di zucchero

Il livello di zuccheri impiegati per produrre la vostra buonissima birra artigianale dovrà essere ottimale, quindi non troppo poco altrimenti la fermentazione non potrà avere inizio ma allo stesso modo un livello troppo elevato potrebbe portare a una carbonazione eccessiva.

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6. Keep calm & enjoy your beer!

Infine, ultimo errore che molti commettono è… quello di preoccuparsi eccessivamente! Attenti sì, ma senza esagerare, basterà eseguire attentamente la ricetta e la vostra favolosa birra fatta in casa sarà perfetta, quindi keep calm & enjoy your beer!

Questi alcuni degli errori più comuni per chi si è affacciato da poco al mondo della birra fatta in casa, fateci sapere qual è la vostra esperienza e soprattutto com’è stato il risultato, siamo curiosissimi!

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Mustache, la birra all’acqua di mare che cambia prezzo in base alla marea

Avevate mai sentito parlare di birra fatta con l’acqua di mare? Beh, sappiate che non è uno scherzo! Mustache è una birra prodotta in Spagna, precisamente nella Rías Biaxas in Galizia e ha la caratteristica principale di essere realizzata con acqua di mare. Questo prodotto davvero innovativo ideato da Oscar Castallana è stato lanciato circa due anni fa e oggi trova parecchia diffusione in paesi come gli Stai Uniti, la Repubblica Dominicana, Olanda e Svezia.

Lo stesso Castallana dice che “l’iniziativa è nata per rendere omaggio ai marinai. Secoli fa nei piccoli borghi di pescatori era abitudine bere birra insieme alle ostriche. La combinazione è incredibile, sia per la dolcezza della birra che per la salinità dell’ostrica.”

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La birra che cambia prezzo in base alla marea

Da qui ecco nascere l’idea di produrre birra dall’acqua di mare. Il processo artigianale non è dei più semplici, bisogna filtrare e purificare l’acqua. Ma non è soltanto il processo di lavorazione a stabilire il prezzo bensì anche la marea che a quanto pare è davvero decisiva: con alta marea, quindi con più acqua per poterla produrre, il prezzo scende, mentre al contrario con bassa marea, diminuendo le quantità di acqua, il prezzo aumenta. Di solito la marea cambia circa ogni sei ore ma secondo Castellana “è meglio ascoltare i marinai, che di certo ne sanno più di tutti!“.

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Sarà come giocare in borsa

Davvero singolare per una birra artigianale, acquistarla è un po’ come giocare in borsa. Il sito ufficiale infatti è collegato direttamente all’Istituto Idrografico della Marina, quindi sulla pagina principale sarà possibile vedere in tempo reale lo stato della marea, con un gioco animato in cui le onde del mare si muovono in base allo stato della marea del momento fino a ricoprire interamente il logo in caso di alta marea.

Qual è il suo reale prezzo?

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Il prezzo della birra può oscillare tra i 2,90€ e i 3,50€, in base al momento del giorno in cui si decide di comprarla. Ad oggi si tratta di una produzione molto modesta facilmente rintracciabile in alcuni ristoranti e locali della zona, ovviamente a un prezzo fisso!

Se prossimamente vi troverete di passaggio per la Rías Baixas non dimenticatevi di assaporare questo curioso prodotto, a tutti gli altri invece non resterà che aspettare che venga importato anche nel nostro paese per poter toccare con mano la sua qualità.

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Birra e il movimento artigianale in Sicilia

Un mondo che ancora non si è scoperto del tutto in Sicilia è quello della birra visto come movimento artigianale. È relativamente recente infatti la storia in questa regione che vede protagonisti diversi birrifici alle prese con una produzione propria dell’antica bevanda, con la speranza di poter riuscire a dare vita a un prodotto unico e di alti livelli, proprio come quelli del Belgio, ad opera dei monaci trappisti, maestri birrai difficili da superare in bravura.

Un fenomeno in crescita

Negli ultimi 15 anni in Sicilia si è potuto notare un fenomeno molto particolare e unico nel suo genere che riguarda appunto la nascita di birrifici o di altri movimenti come i beer firm, ovvero birrari che si avvalgono di impianti non propri per produrre birra. Qualche anno fa se ne contavano diversi, si parlava di una vera e propria fioritura della birra artigianale locale, ma purtroppo questo grande input ha poi avuto con il passare degli anni un andamento negativo, non per la qualità della birra bensì per una cattiva gestione d’impresa.

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Produzione artigianale in Sicilia

Oggi, nonostante gli anni di crisi, questo movimento è di nuovo in auge proponendo in buona parte del territorio siciliano diversi birrifici con produzione propria di alta qualità. Ricordiamo senza dubbio i 24 Baroni a Nicosia, nato grazie all’intraprendenza di due fratelli gemelli che oltre a produrre un’ottima birra, in particolare una al miele, si sono dimostrati in grado di guidare l’impresa con una gestione corretta e ben proiettata verso il futuro.

A Mascalucia, sulle pendici dell’Etna, Antonio e Girolamo amici già dai banchi della facoltà di agraria dell’Università di Catania decidono di trasformare la passione in un’idea. Nasce così La Compagnia del Fermento, una piccola realtà di cui vale sicuramente la pena assaggiare la Blonde Ale Sperta, la cui peculiarità deriva dalle scorze d’arancia fresca e dal miele di zagara.

Ancora troviamo il Cantirrificio a Vittoria, da cantina e birrificio, dove le birre pur rimanendo tali vogliono in qualche modo con i loro profumi e sapori ricordare il vino. La prima birra prodotta si chiama Grazie Mille, fresca e ricca di aromi. Una birra che ricorda il caramello, agrumi e frutta secca invece è quella prodotta a Sinagra da due fratelli, sotto il nome di Polifemo, ispirata a quelle Indiane Pale inglesi.

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A Modica invece facciamo un salto nella Rocca dei Conti-Tarì. Tra le birre più prestigiose ricordiamo la Trisca, d’ispirazione belga, con una piacevole speziatura dovuta all’utilizzo di un grano del posto, il russello. Infine approdiamo ad Acireale in provincia di Catania per assaporare le birre artigianali tutte ad alta fermentazione della Caverna del mastro birraio, forse quello che da più anni è presente sul territorio siciliano.

Il movimento di birre artigianali in Sicilia come abbiamo potuto vedere è in continua evoluzione ed espansione, non ci resta che attendere per poter osservare e degustare i futuri successi di questo incredibile settore.

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Vini rosati

Da sempre sottovalutato il vino rosé o rosato è oggi una delle varietà di vini più apprezzate e diffuse, piacevole da sorseggiare sopratutto nei periodi di bella stagione. Ma come nasce questo particolare vino dal particolare colore che può variare da sfumature di rosa molto chiaro ad altre di una tonalità molto più forte e intensa? Scopriamolo insieme!

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Il vino rosato più che una tipologia di vino è un modo differente di produrlo, non esiste infatti un vitigno dal colore rosato, la provenienza di questa qualità di vino proviene da uve a bacca nera. Esistono due modalità per avere dell’ottimo vino rosé: la tecnica della pressatura diretta e quella detta del sanguinamento o salasso. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Tecnica della pressatura diretta

Con questo metodo si procedere a spremere le uve senza averle precedentemente macerate. Infatti vengono lasciate per pochissimo tempo nella pressa prima di procedere con la pressatura, un processo fondamentale poiché segnerà in maniera assoluta il colore e l’intensità che si vuole ottenere. Di solito questo tipo di vini hanno dei colori non troppo scuri e in base alla pressatura si potrà ottenere una struttura più o meno intensa.

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Tecnica del sanguinamento o salasso

Per ricorrere a questo metodo è importante che l’uva sia in ottimo stato. Questa deve essere messa a macerare per alcune ore a differenza dei vini rossi per i quali invece i tempi sono molto più lunghi. In questo modo si otterrà un colore molto più intenso e scuro rispetto ai rosati ottenuti con pressatura, in quanto sarà lo stesso succo e la buccia a rilasciarlo durante la macerazione; starà poi al produttore decidere quando interrompere il processo.

Falsi miti sui vini rosati

Questa qualità di vino è stata spesso sottovaluta, oggi invece è riuscita a conquistarsi un posto tra gli intenditori. Si è sempre pensato che il rosato fosse un vino da aperitivo quando invece è perfetto per accompagnare qualsiasi tipo di pasto dai più sofisticati a una semplice pizza, grazie alla sua versatilità. Inoltre, questa tipologia di vino è da sempre associata all’estate, altro falso mito da sfatare! In altri paesi infatti viene utilizzato anche nei periodi invernali o comunque meno caldi; e infine altro errore che si commette spesso è di berlo ghiacciato invece di gustarlo fresco!

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Alcuni rosati italiani

In Italia esistono tantissime tipologie di vini rosati. Tra le più conosciute ricordiamo quelle pugliesi come il Negroamaro Rosato IGP o Castel del Monte Rosato Doc; sempre rimanendo nel Sud Italia troviamo i siciliani Etna Rosato Doc o Nero d’Avola Rosato Doc. Ed infine ci spostiamo al nord, in Veneto, per assaporare invece dei vini spumanti rosati come il Garda Chiaretto Doc o il Bardolino Chiaretto Doc. Noi ci fermiamo qui ma la lista ovviamente potrebbe continuare all’infinito grazie alla favolosa varietà che ci offre ogni regione del nostro paese!

Adesso non vi resta che scegliere un buon rosé per accompagnare la vostra cena di stasera!

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Storia del Vermut, il Re degli aperitivi

È una storia molto antica quella che appartiene a una delle bevande più amate nel nostro paese e non solo, stiamo parlando del Vermut (o anche Vermouth per gli amanti dell’accento francese). L’origine della famosa bevanda ad oggi non è molto chiara e certa, si pensa che addirittura fu Ippocrate il primo a utilizzare la particolare miscela di vini e spezie per uso terapeutico e curativo, un utilizzo che veniva già adottato dagli antichi romani, i quali però preferivano recargli un gusto molto più dolce che alcolico.

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Nascita ufficiale del Vermut

La data ufficiale della nascita di questa tipologia di bevanda risale a tempi più recenti: siamo nel 1773, quando il medico italiano Villafranchi pubblicò l’opera Enologia Toscana, dove per la prima volta in assoluto in un testo scritto si descrive il processo di ottenimento di un liquore dalla miscela di vini e assenzio, denominato “Absinthiamtum”.

Ma è grazie all’invenzione di un liquorista italiano Antonio Benedetto Carpano di Torino che possiamo parlare definitivamente di Vermut. Carpano cercò di riprendere l’antica formula per dare vita al prodotto finale che conosciamo tutti, miscelando principalmente vino moscato del Canelli, con la possibilità di aggiunta altri vini di origine piemontese o anche del sud Italia, con erbe, spezie e aromi. Ed è proprio la scelta delle erbe da inserire nella miscela, alla base del risultato finale della bevanda.

La Bottega di Carpano

Il famoso liquorista torinese grazie a questa ricetta divenne subito il punto di riferimento della borghesia locale e non solo. Artisti, poeti e politici di allora si riunivano ne “La Bottega di Carpano” per trascorrere piacevoli ore assaporando il delizioso liquore, che divenne così il re degli aperitivi italiani. Ed ecco che da questo momento il vermut vede aprirsi ogni confine soprattutto quello con la vicina Francia che di certo non si fece scappare l’occasione di cercare in ogni modo di imitare e produrre la stessa bevanda, rendendola molto più secca rispetto a quella italiana, apprezzata invece per la sua dolcezza.

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Gli ingredienti principali del vermut

Gli ingredienti principali per dare vita a questa incredibile ricetta sono senza dubbio i vini, che possono essere bianchi secchi e principalmente moscato a cui verranno poi aggiunti edulcorante come saccarosio, zucchero bruciato, caramello e mosto di uve, alcol etilico ed infine erbe aromatiche e spezie che definiranno il suo sapore. Tra le botaniche utilizzate troviamo, cardamomo, camomilla, assenzio, zenzero, zafferano, coriandolo, noce moscata, anice, melissa, cannella, e tantissime altre, si può arrivare fino a 90 specie diverse, starà al liquorista scegliere il tipo di miscela.

Tipologie di Vermut

Tra le principali tipologie di Vermut troviamo il rosso, bianco, ambrato, dry ed extra dry, ancora tipologia amara o dolce. Ognuna dipende dalla miscela che il suo produttore ha deciso di dare alla propria bevanda. In Italia esistono tantissime aziende che producono dell’ottimo Vermut, come Cocci, Carpano, Bordiga, Mulassano e tantissime altre, ognuna delle quali si differenzia per sapori e aromi mantenendo però un’altissima qualità del prodotto.

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Mondo birra: caratteristiche e differenze dei suoi “stili”

Chi si affaccia per la prima volta nel mondo della birra forse non avrà mai sentito parlare degli “stili” della famosa bevanda. La parola stile attribuita alla birra è stata resa ufficiale soltanto dal 2000, quando la BJCP (Beer Judge Certification Program) ha pubblicato la sua guida agli stili, Style Guidelines; ma bisogna invece sottolineare che lo studio delle tipologie di birra è davvero molto antico, e risale addirittura al 2000 a.C. È molto strano come una parola con un’origine così incerta sia divenuta un punto saldo per gli appassionati della birra, definendo in maniera precisa la varietà in base al tipo di fermentazione. Vediamo insieme quali sono gli stili di birra maggiormente conosciuti.

Gli stili della birra

Ale – Alta fermentazione

Si tratta appunto di birre che fermentano ad alte temperature, tra i 16 e i 23 ºC e implicano l’utilizzo del lievito Saccharomyces cerevisiae. Con la parola Ale si vuole identificare una famiglia molto grande che raggruppa tanti altri stili di birra come Weizen, Tripel, Pale ale, Brown ale, Amber ale, Saison, ecc., quest’ultimo il Saison, è detto anche Farmhouse ale e di solito contiene cereali e spezie che gli conferiscono aromi particolarmente fruttati e intensi.

Lager – Bassa fermentazione

Nel caso delle Lager invece il lievito utilizzato è il Saccharomyces carlsbergensis e viene innescato un processo di fermentazione e a basse temperature. Con Lager si intendono la maggior parte delle birre che vengono prodotte e consumate al mondo, probabilmente grazie al sapore più fresco e pulito. Questo tipo di birrificazione è il più utilizzato in Germania, infatti la parola stessa Lager in tedesco significa conservare- immagazzinare, indicando appunto il tipo di processo di bassa fermentazione che viene realizzato, il quale permette alla birra di auto filtrarsi lentamente.

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Lambic – Fermenazione spontanea

Infine, altra grande famiglia è quella delle birre Lambic, birre che nascono con fermentazione spontanea. La parola lambic deriva dal luogo di cui sono originarie ovvero Lembeek in Belgio, e a differenza degli altri due stili già visti finora, le birre Lambic si servono di lievito presente nell’aria come Brettanomyces, Acetobacter, ecc. Di solito presentano una certa acidità che molto spesso viene corretto con l’aggiunta di succhi frutta come quello di ciliegia, pesca o mirtilli.

Questa è soltanto una classificazione molto generale degli stili di birra, esistono tantissimi sottogruppi in cui considerare, ingredienti, sapore, colore, come viene prodotta o la gradazione alcolica; tutti questi fattori insieme definiscono lo stile di ogni birra che in questo modo diventa un prodotto unico.