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Birra fatta in casa: 6 errori da non commettere!

Il fenomeno della birra artigianale è così ampiamente diffuso che sempre più persone decidono di farne un vero e proprio hobby, dando vita a una produzione homemade. Oggigiorno grazie a internet è possibile non essere degli esperti birrai per poter (almeno provare) a farla con le proprie mani in casa propria, basterà seguire alla lettera le istruzioni indicate per ogni ricetta. Ma per gli homebrewers alle prime armi è facile cadere in alcuni errori, eccone 6!

1. L’igiene non è al 100%

Quando si decide di riboccarsi le maniche per prodursi una birra artigianale direttamente in casa, il primo passo è quello di utilizzare strumenti correttamente puliti e sterilizzati, in caso contrario il risultato potrebbe essere pregiudicato. Ad esempio, se avete intenzione di riutilizzare vecchie bottiglie di birra, pulitele in maniera adeguata, allo stesso modo procedete con tutta l’attrezzatura necessaria.

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2. Non seguire la ricetta passo dopo passo

Non siate approssimativi! Per ottenere un ottimo risultato è importante seguire tutte le indicazioni che vengono riportate sulla ricetta scelta, passo dopo passo. Quindi stesse dosi, temperature, modalità di applicazione e soprattutto non cominciate con una ricetta difficile!

3. Imbottigliamento prematuro

Non fatevi prendere dall’ansia di voler provare subito la vostra creazione, sappiamo benissimo che produrre della birra con le proprie mani può essere davvero esaltante, ma il nostro consiglio è attendere che la fermentazione sia completa, onde evitare un imbottigliamento prematuro.

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4. Non controllare la temperatura

La fermentazione è un processo molto delicato che ha bisogno di essere supervisionato; è importante infatti mantenere la temperatura indicata per il tipo di lievito utilizzato, altrimenti potreste rischiare di non dover buttare via tutto senza possibilità di rimedio.

5. Livelli sbagliati di zucchero

Il livello di zuccheri impiegati per produrre la vostra buonissima birra artigianale dovrà essere ottimale, quindi non troppo poco altrimenti la fermentazione non potrà avere inizio ma allo stesso modo un livello troppo elevato potrebbe portare a una carbonazione eccessiva.

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6. Keep calm & enjoy your beer!

Infine, ultimo errore che molti commettono è… quello di preoccuparsi eccessivamente! Attenti sì, ma senza esagerare, basterà eseguire attentamente la ricetta e la vostra favolosa birra fatta in casa sarà perfetta, quindi keep calm & enjoy your beer!

Questi alcuni degli errori più comuni per chi si è affacciato da poco al mondo della birra fatta in casa, fateci sapere qual è la vostra esperienza e soprattutto com’è stato il risultato, siamo curiosissimi!

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Mustache, la birra all’acqua di mare che cambia prezzo in base alla marea

Avevate mai sentito parlare di birra fatta con l’acqua di mare? Beh, sappiate che non è uno scherzo! Mustache è una birra prodotta in Spagna, precisamente nella Rías Biaxas in Galizia e ha la caratteristica principale di essere realizzata con acqua di mare. Questo prodotto davvero innovativo ideato da Oscar Castallana è stato lanciato circa due anni fa e oggi trova parecchia diffusione in paesi come gli Stai Uniti, la Repubblica Dominicana, Olanda e Svezia.

Lo stesso Castallana dice che “l’iniziativa è nata per rendere omaggio ai marinai. Secoli fa nei piccoli borghi di pescatori era abitudine bere birra insieme alle ostriche. La combinazione è incredibile, sia per la dolcezza della birra che per la salinità dell’ostrica.”

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La birra che cambia prezzo in base alla marea

Da qui ecco nascere l’idea di produrre birra dall’acqua di mare. Il processo artigianale non è dei più semplici, bisogna filtrare e purificare l’acqua. Ma non è soltanto il processo di lavorazione a stabilire il prezzo bensì anche la marea che a quanto pare è davvero decisiva: con alta marea, quindi con più acqua per poterla produrre, il prezzo scende, mentre al contrario con bassa marea, diminuendo le quantità di acqua, il prezzo aumenta. Di solito la marea cambia circa ogni sei ore ma secondo Castellana “è meglio ascoltare i marinai, che di certo ne sanno più di tutti!“.

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Sarà come giocare in borsa

Davvero singolare per una birra artigianale, acquistarla è un po’ come giocare in borsa. Il sito ufficiale infatti è collegato direttamente all’Istituto Idrografico della Marina, quindi sulla pagina principale sarà possibile vedere in tempo reale lo stato della marea, con un gioco animato in cui le onde del mare si muovono in base allo stato della marea del momento fino a ricoprire interamente il logo in caso di alta marea.

Qual è il suo reale prezzo?

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Il prezzo della birra può oscillare tra i 2,90€ e i 3,50€, in base al momento del giorno in cui si decide di comprarla. Ad oggi si tratta di una produzione molto modesta facilmente rintracciabile in alcuni ristoranti e locali della zona, ovviamente a un prezzo fisso!

Se prossimamente vi troverete di passaggio per la Rías Baixas non dimenticatevi di assaporare questo curioso prodotto, a tutti gli altri invece non resterà che aspettare che venga importato anche nel nostro paese per poter toccare con mano la sua qualità.

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Birra e il movimento artigianale in Sicilia

Un mondo che ancora non si è scoperto del tutto in Sicilia è quello della birra visto come movimento artigianale. È relativamente recente infatti la storia in questa regione che vede protagonisti diversi birrifici alle prese con una produzione propria dell’antica bevanda, con la speranza di poter riuscire a dare vita a un prodotto unico e di alti livelli, proprio come quelli del Belgio, ad opera dei monaci trappisti, maestri birrai difficili da superare in bravura.

Un fenomeno in crescita

Negli ultimi 15 anni in Sicilia si è potuto notare un fenomeno molto particolare e unico nel suo genere che riguarda appunto la nascita di birrifici o di altri movimenti come i beer firm, ovvero birrari che si avvalgono di impianti non propri per produrre birra. Qualche anno fa se ne contavano diversi, si parlava di una vera e propria fioritura della birra artigianale locale, ma purtroppo questo grande input ha poi avuto con il passare degli anni un andamento negativo, non per la qualità della birra bensì per una cattiva gestione d’impresa.

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Produzione artigianale in Sicilia

Oggi, nonostante gli anni di crisi, questo movimento è di nuovo in auge proponendo in buona parte del territorio siciliano diversi birrifici con produzione propria di alta qualità. Ricordiamo senza dubbio i 24 Baroni a Nicosia, nato grazie all’intraprendenza di due fratelli gemelli che oltre a produrre un’ottima birra, in particolare una al miele, si sono dimostrati in grado di guidare l’impresa con una gestione corretta e ben proiettata verso il futuro.

A Mascalucia, sulle pendici dell’Etna, Antonio e Girolamo amici già dai banchi della facoltà di agraria dell’Università di Catania decidono di trasformare la passione in un’idea. Nasce così La Compagnia del Fermento, una piccola realtà di cui vale sicuramente la pena assaggiare la Blonde Ale Sperta, la cui peculiarità deriva dalle scorze d’arancia fresca e dal miele di zagara.

Ancora troviamo il Cantirrificio a Vittoria, da cantina e birrificio, dove le birre pur rimanendo tali vogliono in qualche modo con i loro profumi e sapori ricordare il vino. La prima birra prodotta si chiama Grazie Mille, fresca e ricca di aromi. Una birra che ricorda il caramello, agrumi e frutta secca invece è quella prodotta a Sinagra da due fratelli, sotto il nome di Polifemo, ispirata a quelle Indiane Pale inglesi.

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A Modica invece facciamo un salto nella Rocca dei Conti-Tarì. Tra le birre più prestigiose ricordiamo la Trisca, d’ispirazione belga, con una piacevole speziatura dovuta all’utilizzo di un grano del posto, il russello. Infine approdiamo ad Acireale in provincia di Catania per assaporare le birre artigianali tutte ad alta fermentazione della Caverna del mastro birraio, forse quello che da più anni è presente sul territorio siciliano.

Il movimento di birre artigianali in Sicilia come abbiamo potuto vedere è in continua evoluzione ed espansione, non ci resta che attendere per poter osservare e degustare i futuri successi di questo incredibile settore.

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Mondo birra: caratteristiche e differenze dei suoi “stili”

Chi si affaccia per la prima volta nel mondo della birra forse non avrà mai sentito parlare degli “stili” della famosa bevanda. La parola stile attribuita alla birra è stata resa ufficiale soltanto dal 2000, quando la BJCP (Beer Judge Certification Program) ha pubblicato la sua guida agli stili, Style Guidelines; ma bisogna invece sottolineare che lo studio delle tipologie di birra è davvero molto antico, e risale addirittura al 2000 a.C. È molto strano come una parola con un’origine così incerta sia divenuta un punto saldo per gli appassionati della birra, definendo in maniera precisa la varietà in base al tipo di fermentazione. Vediamo insieme quali sono gli stili di birra maggiormente conosciuti.

Gli stili della birra

Ale – Alta fermentazione

Si tratta appunto di birre che fermentano ad alte temperature, tra i 16 e i 23 ºC e implicano l’utilizzo del lievito Saccharomyces cerevisiae. Con la parola Ale si vuole identificare una famiglia molto grande che raggruppa tanti altri stili di birra come Weizen, Tripel, Pale ale, Brown ale, Amber ale, Saison, ecc., quest’ultimo il Saison, è detto anche Farmhouse ale e di solito contiene cereali e spezie che gli conferiscono aromi particolarmente fruttati e intensi.

Lager – Bassa fermentazione

Nel caso delle Lager invece il lievito utilizzato è il Saccharomyces carlsbergensis e viene innescato un processo di fermentazione e a basse temperature. Con Lager si intendono la maggior parte delle birre che vengono prodotte e consumate al mondo, probabilmente grazie al sapore più fresco e pulito. Questo tipo di birrificazione è il più utilizzato in Germania, infatti la parola stessa Lager in tedesco significa conservare- immagazzinare, indicando appunto il tipo di processo di bassa fermentazione che viene realizzato, il quale permette alla birra di auto filtrarsi lentamente.

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Lambic – Fermenazione spontanea

Infine, altra grande famiglia è quella delle birre Lambic, birre che nascono con fermentazione spontanea. La parola lambic deriva dal luogo di cui sono originarie ovvero Lembeek in Belgio, e a differenza degli altri due stili già visti finora, le birre Lambic si servono di lievito presente nell’aria come Brettanomyces, Acetobacter, ecc. Di solito presentano una certa acidità che molto spesso viene corretto con l’aggiunta di succhi frutta come quello di ciliegia, pesca o mirtilli.

Questa è soltanto una classificazione molto generale degli stili di birra, esistono tantissimi sottogruppi in cui considerare, ingredienti, sapore, colore, come viene prodotta o la gradazione alcolica; tutti questi fattori insieme definiscono lo stile di ogni birra che in questo modo diventa un prodotto unico.

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Il trend del Bio: differenze e dettagli

La ricerca di prodotti sempre più “naturali” spopola ormai in ogni casa. Sempre di più le persone che mangiano cibi biologici, che coltivano un proprio orto in casa o in terrazza, che acquistano prodotti senza glutine o in supermercati specifici. Il trend del “più sano” si sta diffondendo pian piano anche nel settore vinicolo. Spesso infatti si sente parlare di vini “naturali”, “biologici” o “biodinamici”.

Quali sono le differenze? Vediamoli nel dettaglio.

I vini “Naturali”

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Ci verrebbe da pensare che sia il vino le cui uve sono state trattate come si faceva in antichità ma in realtà non è così. Partiamo pure dal presupposto che è anche vietato poterlo scrivere in etichetta in quanto il vino in natura non esiste. Un vino detto naturale è prodotto nel pieno rispetto dei cicli naturali, ottenuto quindi da vitigni autoctoni alla terra in cui crescono. Il processo prevede quindi una vendemmia manuale e una fermentazione naturale senza l’introduzione di sostanze chimiche.

I vini “Biologici”

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Aderisce al Regolamento Europeo 202/2012, grazie al quale un vino può essere certificato come “vino Biologico” con accanto il logo dell’Unione Europea. Si prevede una riduzione drastica delle pratiche chimiche sia in vigna che in cantina in cambio di misure naturali contro i batteri e parassiti.

I vini “Biodinamici”

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Sono i protagonisti del trend del momento,la sua produzione segue i dettami di Rudolf Steiner relativamente alle pratiche di coltivazione agricola biodinamica. Sono previste tecniche di coltivazione che seguono i ritmi della natura esaltando così al meglio le potenzialità del vino.

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Il rito dell’aperitivo: lo Spritz

Non c’è bar italiano che non lo abbia nel proprio menù, e scommetto che ognuno di voi, almeno una volta lo ha provato. Oggi parliamo dello Spritz e dell’usanza tutta italiana dell’aperitivo.

Cominciamo con un piccolo dettaglio interessante, ovvero, come nasce il nome Spritz? Le origini derivano dall’abitudine dei soldati austriaci di stanza in Nord Italia di allungare con dell’acqua frizzante i vini locali, in modo da renderli più leggeri e frizzanti. Infatti in austriaco la parola Spritzen significa proprio “spruzzare”. Da quel momento la parola Spritz entra a far parte delle parole italiane per determinare cocktail a base di vino.

La versione classica, quella veneziana, prevede l’Aperol all’interno insieme a prosecco e seltz. Quella milanese invece è più amara e scura e sostituisce l’Aperol con il Campari.

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Come da origine del nome stesso, il cocktail dell’aperitivo serve ad “aprire lo stomaco”, spesso infatti è accompagnato da olive, pizzette, salumi e companatico. Ma dato che lo Spritz è l’aperitivo più bevuto dagli italiani nel corso dei decenni la ricetta si arricchita di novità. Ed ecco spuntare versioni nuove, per stuzzicare nuovi gusti. Per esempio lo Hugo, ovvero una versione dello Spritz, perfetta per l’estate. Il bitter viene, infatti, sostituito da un fresco sciroppo di fiori di sambuco. Un rametto di menta e uno spicchio di mela rossa e il cocktail è completo. Oppure l’Alternativo: è composto da due parti di succo di frutta misto, due parti di prosecco e una di Campari.

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Facilissimo da fare a casa, sarà molto gradito dai vostri ospiti. Risultato garantito!

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3 formaggi siciliani per 3 birre belghe

Il 7 gennaio, in occasione dell’inaugurazione della nuova sala della villa per ricevimenti Petralonga, location dei nostri corsi di formazione sul vino e birra, il bravissimo Fabio Venditti ha tenuto per gli ospiti una degustazione di birre nella cantina della villa.

Oltre alla location, perfetta e suggestiva, gli ospiti hanno potuto assaporare l’atmosfera dei corsi di degustazione organizzati da Accademia del mosto.

Quella sera in particolare la degustazione non si limitava alle 3 birre scelte ma veniva fatto un abbinamento con 3 formaggi siciliani:

  • La vastedda della valle del Belice
  • Il piacentino ennese
  • Il pecorino siciliano

Questi 3 formaggi hanno in comune la Denominazione di Origine Protetta (DOP), sono stagionati e formaggi derivanti da latte ovino.

Le birre degustate erano tutte e 3 belghe:

  • La Saison Dupont
  • La Tripel Karmeliet
  • La Rochefort 8

Il primo formaggio, la vastedda della valle del Belice, è a pasta filata dal colore chiarissimo. Nasce per caso da un “esperimento”. Infatti un antico casaro siciliano produceva il suo formaggio mettendolo nelle tipiche fuscelle di giunco. Quando la lavorazione iniziò ad andare a male a causa del caldo, tentò di porvi rimedio inserendole in acqua calda, come si fa per la lavorazione della ricotta. L’acqua calda permise alla pasta di filare e questo diede inizio alla prima forma di Vastedda della Valle del Belice.

La Saison Dupont invece è una famosa birra belga, brassata in inverno e poi lasciata maturare in attesa dell’estate.  La sua gradazione alcolica è di 6,5%, colore arancio pallido con un generoso cappello di schiuma. Fresca al palato, rilascia in bocca note fruttate.

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Passiamo al Piacentino Ennese, formaggio di pecora a pasta dura. Il colore giallo è dovuto all’aggiunta dello zafferano, spezia persistente nel gusto, soprattutto se mangiato più stagionato. La leggenda racconta che, intorno al 1090, Ruggero il Normanno chiedesse ai casari del luogo di preparare un formaggio che combattesse la grave depressione della sua amata consorte Adelasia. Nell’antichità lo zafferano infatti era considerata una spezia energizzante e antidepressiva.

La birra abbinata è una Tripel Karmeliet, rifermentata in bottiglia e prodotta secondo una ricetta dei monaci carmelitani di Dendermonde. La sua peculiarità è quella di essere prodotta con una mistura di ben tre malti, avena, frumento ed orzo. Il suo gusto particolarmente fruttato e piacevole riesce a sgrassare la bocca senza essere troppo presente.

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Infine il Pecorino siciliano, formaggio a pasta semidura bianca, dal colore e sapore forte. Può essere gustato a 4 stadi di stagionatura:

  • Tuma (pochi giorni dalla produzione)
  • Primo sale (dopo 15 giorni)
  • Semistagionato (30-60 giorni)
  • Stagionato (90-120 giorni)

La birra con cui provarlo è la trappista Rochefort 8, dal colore intenso e dalla schiuma compatta. Inizialmente lascia sentori di liquirizia per poi lasciare il palato particolarmente pulito, con una sensazione finale decisamente secca e amara.

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Il terzo abbinamento è quello che ho gradito di più, anche se tutti e tre erano studiati con cura e piacevoli al gusto.

Se siete curiosi e vi è venuta voglia di approfondire la vostra cultura sulla birra non perdetevi i prossimi appuntamenti con Accademia del Mosto.

 

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3 bollicine italiane con cui brindare al 2017

Si dice che chi si bacia a mezzanotte il primo dell’anno continuerà a baciarsi per l’intero anno. E se lo stesso valesse per il vino con cui brindiamo all’anno nuovo? Di certo non possiamo rischiare di bere vino scadente per 12 mesi. Corriamo subito ai ripari e vediamo 3 ottime etichette con cui cominciare al meglio il 1 gennaio.

Parliamo di spumanti italiani, metodo classico, ovvero il processo che induce alla rifermentazione del vino in bottiglia attraverso l’introduzione di zuccheri e lieviti selezionati.

Cominciamo con un siciliano, ovvero il Brut di Murgo. Un vino dalla grande personalità e struttura, è il primo spumante ottenuto da uve Nerello Mascalese. Bevendolo si noterà subito il grande carattere di questo vino il cui gusto persistente in bocca è dovuto all’uva rossa impiegata.

Prezzo: 14 euro

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L’irresistibile leggerezza delle bollicine celebra il gusto per la bellezza e il saper vivere.” Così le cantine Ferrari Trento vi invitano a brindare con il loro brut. Parliamo di un TrentoDoc di uve Chardonnay dal bouquet fresco e intenso. Gusto armonico ed equilibrato, con un’ampia nota fruttata di mela golden matura.

Prezzo: 16 euro

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Passiamo infine ad un Franciacorta, cantina Ca’ Del Bosco. Parliamo del Cuvée Prestige, un Franciacorta classico, equilibrato, piacevolmente fresco e acidulo. Perfetto per ogni occasione, perfetto per un brindisi. Viene fatto con le migliori selezioni di uva Chardonnay (75% ), Pinot nero (15% ) e Pinot bianco (10% ) provenienti da ben 134 vigne, che vengono poi vinificate separatamente e assemblate alle riserve delle migliori annate.

Prezzo: 16/20 euro

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Wine App: quali scaricare per essere un perfetto sommelier

Vi sarà capitato mille volte di dover andare a una cena a casa di amici e dover scegliere il vino da portare e non avere la più pallida idea di quale etichetta scegliere. Spesso abbinare un vino al cibo è un arduo compito, soprattutto per chi non ha tante conoscenze sul campo dell’enologia.

Da adesso in realtà non sarà più un grande problema, basterà soltanto avere uno smartphone a disposizione e il gioco è fatto. In circolazione ci sono tantissime app per il vino che permettono di consultare migliaia di etichette, aiutano a fare sempre la scelta giusta e a disquisirne come un vero e proprio esperto.

Ecco qui le 3 migliori app sul vino per iOS e Android:

 

  • My Sommelier

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Lo dice il nome stesso, sarà il vostro esperto personale, il vostro asso nella manica (o meglio nella tasca).

I creatori dell’applicazione la definiscono un navigatore sensoriale. Ha più categorie all’interno; la prima permette di scegliere tra le 3000 ricette caricate il vino perfetto; la seconda e la terza sono dedicate ai vini e alle cantine, divisi in regioni; l’ultima è un utilissimo tasto “cerca”.

  • Vivino: scanner per il vino

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Bottiglia in una mano e smartphone nell’altra, foto dell’etichetta e vi si aprirà un nuovo mondo. Dettagliatissima e super immediata, vi darà tutte le nozioni che cercare: commenti sul vino, recensioni, prezzo medio, note sulla degustazione e accostamenti col cibo. Interessante la possibilità di acquistare il vino direttamente tramite l’app. Si possono inoltre confrontare più etichette comparandole tra loro e tiene traccia delle vostre ricerche in modo da creare un vero e proprio profilo.

  • Bibenda 2016 La Guida

bibendaSemplicemente la guida dei vini in versione digitale della Federazione Italiana Sommelier. 20.000 i vini recensiti, tutti con la loro descrizione organolettica. Anche qui non mancano abbinamenti con il cibo, prezzi e bottiglie prodotte. Una cosa molto carina che offre è la guida ai ristoranti italiani, per l’esattezza 1700. Una guida davvero interattiva provvista di mappe, indicazioni e la possibilità di annotare tutto e memorizzare quello che più preferite.

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Guinness: non solo da bere

Oggi parliamo della birra stout (ovvero scura ad alta fermentazione di malto d’orzo tostato) più amata di sempre, quella che se bevuta a Dublino ha davvero un altro sapore, più autentico direi. In realtà su questo argomento ci sono varie teorie a riguardo, c’è chi dice sia solo suggestione, chi dietro ci vede un complotto o chi sostiene che berla in un pittoresco pub irlandese vicino all’Oceano, con musica tradizionale magari suonata dal vivo renda la birra persino più deliziosa.

Ma se invece di berla la Guinness la usassimo per cucinare? Anche questa non è una scoperta nuova, infatti molti preferiscono cambiare sfumando le pietanze non più con il nostro amato vino ma con la birra, per un gusto più deciso e decisamente diverso dal solito. Ultimamente mi è capitato di mangiare una deliziosa Meat Pie a Londra nel quartiere di Greenwich il cui proprietario, Tom, oltre ad essere un simpaticone è pure Irlandese. Lui sostiene che le sue famose torte di carne siano le migliori della città e io non posso fare altro che confermare. Una di quelle che ho mangiato era proprio alla Guinness. La carne macerata nella birra e poi cotta lentamente aveva davvero un sapore unico. Una vera delizia. Se mai vi capitasse di passare da quelle parti questo è il sito internet: http://www.green-pea.org/
Non dimenticate di prenotare con un po’ di anticipo e chiedete della famosa Guinness Pie.

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Un’altra torta, questa volta da poter fare a casa per stupire i vostri ospiti è la Guinness Cake, dove il gusto amarognolo della birra sposa appieno il sapore del cioccolato.
L’aspetto è proprio quello del boccale di Guinness, una base scura ricoperta da una magnifica crema bianca.

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Ecco la ricetta:
INGREDIENTI
guinness 400ml – zucchero di canna 350g – farina 225g – burro morbido 225g – uova 4 – cacao amaro in polvere 100g – bicarbonato 2 cucchiaini – lievito per dolci 1/2 cucchiaino
PER LA CREMA
cream cheese 400g – zucchero a velo 250g – whisky 2 cucchiai

Preparazione:
Lavorare il burro morbido con lo zucchero. Incorporare le uova uno per volta. Setacciare la farina insieme al lievito e al bicarbonato mentre in un’altra ciotola mescolare la birra con il cacao. Sempre sbattendo, aggiungete al composto spumoso di burro e zucchero, alternandoli, la farina e la birra + cacao, fino a ottenere un impasto omogeneo e non troppo compatto. Versare tutto quanto in uno stampo a cerniera di 25cm di diametro avendo cura di rivestire il fondo e i bordi dello stampo, prima, con della carta da forno e infornare a 180° per 1 ora abbondante, o fino a quando la torta sarà cotta. Sfornare, e lasciar raffreddare del tutto. Infine, sempre con la frusta, lavorare il cream cheese, aggiungere il whisky e lo zucchero a velo in modo da ottenere una crema bella densa. Spalmare la crema sulla superficie della torta, e conservare al fresco per un’oretta prima di servire.

Buona da bere, gustosa da mangiare. Buona Guinness a tutti.