Accademia del Mosto

News

By in News 0

Teku: il bicchiere da degustazione

Ti siete mai chiesto perché, ordinata una birra, ti portano un tipo di bicchiere diverso in base alla tipologia che hai ordinato? Pensi che sia un caso o che ti portino il bicchiere che in quel momento è disponibile? In alcuni casi lo è, ma nelle birrerie, pub e locali più seri e professionali questo non accadrà mai! Ad ogni tipologia di birra, infatti, è abbinato uno specifico bicchiere che, per la sua forma, permette di dare piena evidenza alle proprietà organolettiche e alla schiuma. Esiste però un’eccezione…

birre

I bicchieri principali, da cui hai sicuramente bevuto, sono 14 – Altglas, Balloon, Boccale, Boccale tedesco, Calice a chiudere, Calice a tulipano, Bicchiere biconico, Bicchiere conico, Coppa, Pinta, Stivale, Weizenbecher, Flûte e Kölschglas – a cui si aggiunge un bicchiere del tutto particolare: il Teku, ne hai mai sentito parlare? Il Teku è il primo bicchiere progettato appositamente per la degustazione della birra, ideato e studiato da Teo Musso, fondatore del birrificio Baladin, e Lorenzo Dabove detto Kuasca, il più importante degustatore ed esperto di birre italiano.

TEKU_PIENI_SOTTO

Nonostante il nome possa sembrare di origini giapponesi (…non sono l’unica a pensarlo, vero?), esso prende vita proprio dalle iniziali di Teo e Kuasca che lo presentarono al Pianeta Birra di Rimini nel 2006. A questo primo modello, con capacità di 42cl, nel 2014 è stato affiancato il “Mini-Teku” dalle dimensioni più ridotte, con una capacità di 33cl, ma con le stesse caratteristiche funzionali e di design. Pazienza, saremo costretti a riempirlo più volte…

degustazione teku

 

Prezioso bicchiere per birrai, degustatori o semplici appassionati, il Teku, dalla forma peculiare che permette di sviluppare gli aromi e i sapori di ogni tipo di birra, viene presentato al mondo come il calice universale per la degustazione della birra. Il generale entusiasmo per questa nuova invenzione, lo portò però negli anni ad essere erroneamente riconosciuto come bicchiere universale per la birra e venne utilizzato non solo in concorsi birrai e contesti didattici, ma anche in pub, birrerie fino a manifestazioni a tema, perdendo così anche la sua esclusiva correlazione alla birra artigianale.

teku

Convinti del fatto che l’abito non fa il monaco, ma che il bicchiere fa la birra, in quanto ogni bicchiere è stato progettato per esaltare le qualità di una determinata birra, l’ormai diffuso utilizzo del Teku per qualsiasi tipo di birra è stato ampiamente criticato… Ad ogni modo, se ti capita di usarlo ricorda che, come per tutti i bicchieri da birra, va bagnato e inclinato leggermente prima di versare o spillare la birra al suo interno (lo sapevi, no?).

 

Ora che conosci anche il Teku non ci sono quasi più segreti nel mondo della birra!

Vuoi conoscere tutti i segreti della birra? Iscriviti ad un corso Gustabirra!

 

By in News 0

LA BIRRA: BREVE STORIA DI UN PASSATO MILLENARIO

Che vi piaccia o meno la birra è donna! La leggenda narra, infatti, di una donna che lasciò fuori, per dimenticanza, un contenitore contenente cereali. Destino volle che proprio in quella notte si abbatté un temporale e il recipiente si riempì d’acqua, innescando così la fermentazione dei cereali che diede vita ad una sostanza liquida dolciastra. Da quel momento tra l’uomo e la birra nacque un grande amore durato millenni!

mirdgardhaus-845306_1920

Guardando alla storia, la birra risalirebbe a migliaia di anni fa. Esistono, infatti, fonti dell’Antico Egitto e della Mesopotamia che testimoniano la produzione di questa bevanda già dal V millennio a.C.. Prodotta in diverse tipologie, la caratteristica in comune era quella di essere una birra torbida e non filtrata che veniva bevuta con una cannuccia per evitare che i residui si depositassero sulle labbra. Sin dai suoi inizi fu una bevanda importante, tanto che, all’era dei Babilonesi, venne addirittura inserito nel famosissimo “Codice di Hammurabi” una legge secondo la quale chi annacquava la birra era condannato a morte. Nell’Antico Egitto la birra veniva considerata come alimento nutritivo, come medicina ed era persino utilizzata diluita per lo svezzamento. Aveva anche un significato religioso e rituale: le donne incinte, ad esempio, ricorrevano alla birra per offrire libagioni alla dea Ernenunet, che avrebbe provvisto le nutrici di abbondante latte.

beer-534391_1280

Poco più tardi la birra arrivò anche in Grecia, in cui diventò la bevanda d’eccellenza durante i giochi sportivi e le Olimpiadi. In Italia, i primi a produrre e bere tale bevanda furono gli Etruschi che in breve tempo contagiarono i Romani. Furono molti i sostenitori della birra, e tra questi il governatore della Britannia, Agricola, che nell’83 d.C. si portò tre mastro birrai da Glevum (l’odierna Gloucester) e aprì il primo “pub” della Penisola. Nella storia della birra un popolo di grande importanza fu quello Celtico che bevve fiumi di birra in Gallia, Irlanda e Britannia.

nostalgia-639495_1920

Regole sulla fabbricazione della birra vennero introdotte solo quando questa entrò nei conventi e da lì iniziò ad essere utilizzato il luppolo come aromatizzante al posto di tutte le altre varie spezie che venivano utilizzate sino a quel momento. Solo nell’anno 1000 nacque la figura moderna del mastro birraio in Germania e nell’Europa settentrionale e la birra iniziò ad essere prodotta industrialmente. Nel 1516 venne emanato l’editto sulla purezza con il quale veniva definitivamente codificata la produzione della birra: solo malto d’orzo, luppolo e acqua.

Vuoi saperne di più della storia della birra e della sua evoluzione fino ai giorni nostri? Iscriviti al nostro corso Gustabirra

By in News 0

4 Strumenti che devi assolutamente avere se sei un amante del vino

Se sei un amante del vino ci sono 4 strumenti che devi assolutamente avere in casa! Averli è quasi obbligatorio e una volta provati ti renderai conto di non poterne più fare a meno…

camille-wine-glasses

DECANTER

Il decanter è un particolare tipo di contenitore, di vetro o cristallo trasparente, dalla forma molto simile ad un’ampolla, con una base larga e un collo stretto. La sua funzione può essere duplice: da una parte, quando vogliamo gustare un vino maturo di lungo invecchiamento, permette di separare il vino dai sedimenti creatisi nel tempo; dall’altra, quando si vuole favorire l’ossigenazione di un vino novello, consente di sviluppare al meglio e più velocemente il bouquet aromatico, riducendo la quantità di anidrite carbonica. Nel primo caso occorrerà versare il vino con cautela per evitare che gli eventuali depositi possano cadere all’interno del decanter; nel secondo, invece, al fine di favorire l’ossigenazione, il vino dovrà scrosciare direttamente in questo particolare contenitore.

37f1dca36dbe82c1567ea5e56b6dd881

TERMOMETRO

Se si vuole che un vino dia il meglio di sé, la temperatura alla quale bisogna gustarlo è un fattore decisamente importante! Per misurarla in modo preciso bisogna fare ricorso al termometro per vino. In commercio ne possiamo trovare di diversi tipi, dai più pratici ai più professionali ed è possibile distinguerli in due tipologie principali: termometri applicabili alla pancia della bottiglia, oppure da inserire direttamente nel vino.

30032016-IMGP0779

SECCHIELLO DEL GHIACCIO O GLACETTE

Il secchiello del ghiaccio e la glacette sono due strumenti diversi che però hanno un compito simile: mantenere fresco il vino. Il primo, che ha anche il compito di raffreddare il vino, viene riempito per tre quarti di acqua e ghiaccio ed è da ricoprire parzialmente con un tovagliolo pulito che servirà per asciugare la bottiglia al momento di servirlo. La glacette, al cui interno deve essere messa una bottiglia già raffreddata, invece, è un contenitore cilindrico alto e largo più o meno come una bottiglia, a doppia parete con un’intercapedine d’aria che limita la dispersione della temperatura interna.

30032016-IMGP0817

TAPPO SOTTOVUOTO

Quando rimane del vino in bottiglia, un piccolo strumento che risulta fondamentale per evitare che esso si guasti è la pompa sottovuoto. Piuttosto che lasciare l’aria dentro la bottiglia come accade quando si utilizza il classico tappo da vino, la pompa sottovuoto la aspira semplicemente evitando così che l’aria ossidi il vino.

Li hai tutti in casa? Sì? Allora sei sicuramente un wine lover!

 

By in News 0

Tre motivi per tre vantaggi che hanno i birrai italiani

Quest’anno si celebrano i 20 anni dalla nascita del movimento della birra artigianale in Italia, ed ultimamente il prodotto è diventato al centro degli interessi di centinaia di giovani e meno giovani che hanno trovato l’ispirazione per diventare produttori pionieri nel nostro paese.

Secondo le statiche di Brewers of Europe 2015, L’Italia è diventato il sesto paese in Europa per consumi, ed il quarto per le importazioni (appena sotto la Germania), a dimostrazione del crescente interesse degli appassionati italiani.

Siamo passati dalla nascita del primo birrificio artigianale tricolore nel 1996, ad i quasi 600 del 2015, numeri da terzo posto continentale secondo breweries (al primo posto troviamo il Regno Unito con 1.700, seguito dalla Germania con 660), al di sopra pure di paesi con grandissima tradizione come la Repubblica Ceca (che può vantarne ”appena” 322).

Ci sono 3 caratteristiche dei nostri birrai che possono davvero fare la differenza:

1.- Grande attenzione agli abbinamenti con il cibo

Moltissimi birrai italiani hanno sempre in mente l’abbinamento con il cibo, cosi progettando le ricette delle proprie birre. Alcuni birrifici hanno aperto il proprio ristorante, proponendo i più svariati abbinamenti, fino a servire piatti macerati e preparati con lo stesso prodotto birraio.

151528421-9ec5fba1-c785-44fc-b0be-d5d73a4e9be4

2.- Tradizione vitivinicola

La ricca cultura del vino ha fortemente influenzato i produttori di birra locale. I birrai italiani possono disporre di uva e mosto, così come di lieviti autoctoni e botti da invecchiamento. Possono così sperimentare per aggiungere acidità, struttura e funk alle birre italiane .

beer_wine

3.- Grani autoctoni

In Italia esistono svariati grani autoctoni, come la Timillia, il Senatore Cappello o il Saragolla, così come malti e luppoli, donando caratteristiche uniche ed irriproducibili alle birre “Made in Italy”

original_original-filippo-drago-finedininglovers-004

Vuoi sapere di più? Prossimamente a Catania:

Corso Gustabirra
I
n partenza Aprile 2016

 

By in News 0

“Un pasto senza vino è come un giorno senza sole”

 

“Un pasto senza vino è come un giorno senza sole” recita una celebre frase del gastronomo A. Brillat-Savarin, e come gli si può dare torto? Ogni pretesto, infatti, è buono per parlare di cibo e vino e mai come oggi si parla sempre più del loro adeguato abbinamento che risulta di fondamentale importanza per un pasto ben riuscito. Quando state organizzando una cena o fate un’ordinazione al ristorante, se siete delle buone forchette, non potete di certo sbagliare il vino da abbinare!

cino e vin

Come ci dice anche il galateo, i vini si servono in base ai piatti, alla stagione, all’età degli invitati e all’esperienza personale e dovrebbero variare in base delle portate poiché ogni piatto presenta delle proprie caratteristiche gustative. Al di là del galateo e del gusto personale, però, esistono dei principi di base e degli studi che permettono di fare il giusto abbinamento tra cibo e vino. Il vino, infatti, oltre a fornire un supporto liquido al pasto, si abbina al cibo per meglio qualificarlo e per riuscire a bilanciare certe sensazioni estreme che il cibo può avere.

deguistazione

Le teorie sull’abbinamento sono moltissime e prendono tutte in considerazione le proprietà organolettiche del vino e quelle del cibo con un esame visivo, olfattivo e gustativo. Di un vino dovremo prendere in considerazione caratteristiche come ad esempio l’acidità, l’effervescenza, l’aromaticità e la morbidezza; di un cibo dovremo invece analizzare ad esempio la consistenza e le componenti grasso-untuose, aromatiche e acide.

tagliere

Sulla base di questa analisi possiamo poi procedere con un abbinamento che può essere quello regionale, con piatti e vini del territorio, oppure un abbinamento per contrasto, con un vino che ha delle caratteristiche opposte a quelle del cibo, o meglio, un abbinamento della giustapposizione in cui troviamo degli elementi di un cibo con elementi complementari o analoghi di un vino. Il corpo del vino deve essere adeguato alla struttura del piatto e di conseguenza una portata complessa con una preparazione elaborata data dalla quantità e qualità degli ingredienti e dal metodo di cottura, deve essere abbinata con un vino altrettanto complesso, di buon invecchiamento, che non venga sovrastato dalla personalità del cibo. Dall’altro lato un piatto leggero e delicato, andrà combinato con un vino leggero giovane piuttosto che da un vino troppo importante e dotato di una forte componente aromatica.

degustazione

Chiaramente questo è solo un piccolo assaggio di ciò che vuol dire costruire un menù completo con vini e cibi, solo per darvi un’idea di un mondo affascinante tutto da scoprire.
Se volete saperne di più perché non regalarvi o regalare un corso ABBINAVINO? Il mondo dell’abbinamento perfetto cibo-vino non avrà per voi più segreti!

By in Senza categoria 0

4 errori da evitare nella degustazione del vino

Quando per la prima volta si decide di avvicinarsi al mondo del vino e della sua degustazione, si commettono dei piccoli errori che potrebbero viziare l’intera esperienza. Si tratta di errori classici del principiante ma che spesso vengono ripetuti nel tempo senza pensare che essi possano compromettere la percezione del vino che si sta degustando.

Ecco a voi 4 errori comunemente commessi, e assolutamente da evitare, quando si decide di degustare un vino.

1- Lavare il bicchiere con il sapone

pinterest 2

Ebbene sì, lavare con il sapone il bicchiere in cui si andrà a degustare il vino è uno dei primi errori commessi. Prima della degustazione il bicchiere va lavato a mano con sola acqua calda e poi accuratamente asciugato con un panno morbido, possibilmente di lino. Se non riesci proprio a fare a meno del sapone, assicurati di sciacquare il bicchiere accuratamente per rimuoverne tutti i residui in modo che essi non interferiscano con il gusto e il bouquet del vino.

 

2- Indossare il profumo

pinterest

Indossare il profumo durante una degustazione è l’errore più diffuso sia tra gli uomini che tra le donne. Quando andiamo a degustare un vino il nostro olfatto deve concentrarsi sugli odori del vino all’interno del nostro bicchiere e avvertirne tutte le sue note. Se indossiamo invece un profumo, sia che si tratti di creme profumate che di fragranze, questo influenzerà il nostro olfatto non permettendoci di identificare pienamente le proprietà olfattive di un vino.

 

3- Mangiare alimenti dal gusto forte

degustazione

Come nel caso del profumo, anche il sapore di alcuni alimenti può compromettere la degustazione di un vino. Prima di una degustazione è meglio evitare di mangiare cibi che possano cambiare il sapore del vino e che possano invadere il palato troppo a lungo. Alcuni esempi? Al bando alimenti e bevande come caffè, finocchi, sedano… Insomma, attenzione agli aromi troppo decisi che potrebbero mettere fuori strada le vostre papille gustative.

 

4- Tenere il bicchiere dal calice

IMGP0042

Per calice (o coppa) si intende la parte del bicchiere che ospita il liquido. Questa è la parte da cui tendenzialmente si tiene il vino e non c’è errore più grande! L’impugnazione corretta prevede infatti il contatto col bicchiere solo nella sua parte inferiore con l’utilizzo di tre dita, due alla base e una sul gambo. Questa impugnazione facilita il processo di degustazione permettendo la rotazione del bicchiere e l’esame olfattivo.
Adesso che conoscete gli errori, cosa aspettate a passare alla pratica e non sbagliare mai più?

By in Senza categoria 0

ITALIANS DO IT BETTER – 5 BOLLICINE ITALIANE PER BRINDARE AL NUOVO ANNO

Il conto alla rovescia è già partito, la notte di San Silvestro è ormai vicina e ci si prepara al primo brindisi del 2016. Accompagnati dai “cin cin”, “prosit” e “alla salute” i bicchieri come di consueto si alzano in alto al cielo per dare il benvenuto al nuovo anno. Via lo champagne in favore dello spumante italiano che ha sempre più successo, sia all’estero che in Italia, grazie agli elevati standard qualitativi raggiunti dalle nostre aziende. Perché non optare quindi per un brindisi tutto italiano?

Ecco a te i 4 spumanti che ti consigliamo per brindare a capodanno

scegliere-champagne-per-capodanno-660x330

Immagine tratta da qui

Tra i Prosecchi si suggerisce il Dirupo Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Brut. Dal sapore floreale e fruttato, è un’eccellente ed elegante bottiglia prodotta dall’azienda Andreola. Pensato per i momenti speciali, è invitante nel packaging e nel prezzo. Il suo prezzo si aggira tra gli 8 e i 10 euro.

bottglia spumante

Immagine tratta da qui

Per un extra brut dal perlage elegante ed omogeneo, la scelta si dirige invece verso il Trento Doc extra brut Aleregis millesimato. Prodotto da sole uve Chardonnay con maturazione sui lieviti di almeno 48 mesi, i suoi profumi di mela golden, ananas, crosta di pane e frutta secca, lo rendono unico ed inimitabile. Dal sapore intenso, equilibrato e persistente, è uno dei grandi prodotti della cantina Rotari di Mezzocorona (Tn). Il prezzo? 20-22 euro

bicchieri spumante

Immagine tratta da qui

Se invece preferite un Franciacorta, tra i suggerimenti non poteva mancare l’elegante Franciacorta Docg brut Region della cantina La Valle. Un brut di carattere, ottenuto dopo un’accurata selezione di uve Chardonnay provenienti dalle viti più vecchie del vigneto storico “La Valle”. Un capolavoro di freschezza e forza che viene prodotto a Rodengo Saiano (Bs), ha un prezzo superiore ai 25 euro.

bicchiere

Immagine tratta da qui

Per un brindisi secco dal profumo di crosta di pane e pasta sfoglia accompagnate da note agrumate di pompelmo rosa e cedro, scegliamo uno spumante classico, il Talento Eliseo Cuvéè del Fondatore, punta di diamante dell’azienda Bisol in Valdobbiadene (Tv). Spumante regale di alta fascia, grintoso e avvolgente, è caratterizzato da un perlage raffinato. Prezzo intorno ai 29 euro.

Dulcis in fundo non poteva che esserci un grande e sorprendente spumante  siciliano dal metodo classico, il Murgo Extra Brut  della cantina Murgo. Ottenuto da uve Nerello Mascalese con affinamento sui lieviti di almeno 48 mesi, è un vino spumante di grande classe e caratterizzato da un perlage molto fine, continuo e persistente.  Il suo profumo floreale di camomilla e ginestra, dalle delicate sensazioni di nocciola e crosta di pane, è accompagnato da un complesso sapore dalle note di mela dell’Etna, nespola, menta ed erbe balsamiche. Questo spumante, unico nel suo genere, nel suo perfetto equilibrio tra acidità e morbidezza, viene prodotto a Santa Venerina (Ct). Il suo prezzo è dai 23 euro in su.

A questo punto non vi resta che fare la vostra scelta e brindare tutti insieme all’anno nuovo!

By in News 0

IL BICCHIERE GIUSTO PER OGNI VINO

di Lina Guglielmino


Per una degustazione che si rispetti, che sia tra amici o tra estranei, attenzione al bicchiere da scegliere…non vorrete mica fare brutta figura, giusto? Ebbene sì, anche nella scelta del bicchiere esistono delle regole generiche da seguire. Rigorosamente di vetro sottile trasparente, la sua giusta forma e dimensione permette infatti una migliore esperienza gustativa sia nell’aroma che nel gusto del vino.

Ecco a voi una mini guida al corretto abbinamento vino – bicchiere per non sbagliare mai più.

10997338_778419478905818_8679519383633609417_n

Immagine tratta da qui

VINI BIANCHI E ROSATI

Lunghe flûtes per vini frizzanti e spumanti giovani affinché si concentrino al meglio gli odori e si mantenga più a lungo il perlage. Mezze flûtes per i prosecchi, dal perlage meno raffinato. Il corpo stretto e l’altezza scarsa permettono un lento sviluppo dell’anidrite carbonica.

Per vini bianchi giovani, leggeri e freschi si utilizza il cosiddetto tulipano. Tale forma, con una svasatura nel bordo, permette di far arrivare il vino prima sulla punta della lingua e poi sulle pareti, percependo prima il sapore dolce e poi l’acidità del vino.

Il bicchiere renano viene invece utilizzato per vini bianchi strutturati, grandi spumanti e rosati. Questa tipologia, grazie ad un volume ridotto e un’apertura più ampia, permette di rendere il vino più equilibrato, dando priorità alla percezione degli aromi che raggiungeranno direttamente le parti posteriori della bocca.

VINI ROSSI

Anche per vini rossi giovani si può utilizzare il renano, la cui pancia larga permette l’ossigenazione del vino e l’apertura stretta stimola, invece, le parti interne della bocca.

I vini rossi corposi e maturi vengono serviti in bicchieri più larghi e panciuti dall’ apertura media. Grazie a questa forma, si ha una maggiore ossigenazione del vino che permette di esaltare gli aromi complessi.

Il ballon e gran ballon sono i bicchieri più adatti a vini rossi corposi molto maturi che hanno bisogno di una maggiore ossigenazione per coglierne tutte le sfumature aromatiche.

VINI DA DESSERT

Anche per i vini da dessert esistono diverse tipologie di bicchiere da utilizzare. Se vuoi servire un passito o un vino dolce, il bicchiere giusto è un calice di piccole dimensioni con corpo ampio e apertura stretta, favorendo così lo sviluppo degli aromi e la loro concentrazione nel naso. Se invece ai tuoi ospiti vorrai fare degustare un vino liquoroso il bicchiere sarà di un’altezza e corpo maggiore e con un’apertura più accentuata rispetto al bicchiere precedente. Quando vogliamo invece assaporare degli spumanti aromatici dolci, utilizziamo un calice largo – la coppa – che permette di mitigare l’aromaticità prorompente e a far spiccare la nota dolce sulla punta della lingua

By in News 0

LA VIA DEL MARSALA

Da sorseggiare fuori pasto o come componente di cocktail e aperitivi è estremamente apprezzato dai palati più fini. Parliamo del vino Marsala, nobile e pregiato, unico nel suo genere, è uno dei più famosi vini liquorosi in tutto il mondo, ed il primo ad ottenere, nel 1969, il riconoscimento DOC.

bicchiere marsala

Prodotto sulla costa sud-occidentale della Sicilia, deve la sua fortuna a John Woodhouse un commerciante inglese che nel 1773, costretto da una tempesta di scirocco, si rifugiò con il suo brigantino Elizabeth nel porto di Marsala, località da cui il vino prende il nome. Proprio durante la permanenza nella cittadina siciliana, il commerciante scoprì un vino dal gusto forte e deciso, il Perpetuo, invecchiato in grandi botti di rovere dalle quali veniva ripetutamente – “in perpetuo”- prelevato un certo quantitativo di vino sostituito da vino più “giovane.” Le sue grandi potenzialità vennero subito percepite da Woodhouse che lo spedì in Inghilterra aggiungendo ad esso il 2% di acquavite di vino per permetterne una migliore conservazione.  Arrivato nella madrepatria inglese, il vino riscosse un grandissimo successo inducendo il commerciante inglese a ritornare a Marsala per avviarne la produzione. Molti altri inglesi iniziarono ad investire su tale prodotto, primo fra tutti Benjamin Ingham il quale, dopo essersi arricchito con la commercializzazione del Marsala, lasciò la direzione dell’azienda al nipote Joseph Whitaker a cui si deve il merito dell’espansione del vino Marsala oltre i confini europei.

Cantine_storiche_pellegrino

Fu solo nel 1832 che, accanto alle grandi produzioni inglesi, si insediò un italiano, Vincenzo Florio, il quale successivamente acquisì lo stabilimento Woodhouse, divenendo il primo produttore di vino Marsala.  Accanto alle cantine Florio nacquero negli anni altri produttori locali come Don Diego Rallo (1860), Vito Curatolo Arini (1875), la Carlo Pellegrino (1880) e la Cantina Pipitone Spanò (1880).

stoppers-815457_960_720

Oggi è possibile apprezzare diversi stili di questo vino liquoroso considerando ogni Marsala come un mondo a sé. I vini Marsala sono classificati secondo diversi criteri: le uve utilizzate per la sua produzione, l’invecchiamento e la dolcezza.

In base alle uve utilizzate distinguiamo tra Ambra e Oro da una parte e Rubino dall’altra.  Per i primi si utilizzano uve a bacca bianca come Inzolia, Grillo, Damaschino e Cataratto; per i secondi, invece, uve a bacca rossa come Pignatello, Nero d’Avola, Nerello Mascalese alle quali possono essere aggiunte, per un massimo del 30%, uve a bacca bianca delle categorie precedenti.

marsala 3

Seguendo, invece, il criterio dell’invecchiamento e del volume alcolico, si distingue tra Marsala Fine (vol. 17% – invecchiato minimo 1 anno), Marsala Superiore (vol. 18% –  invecchiato minimo 2 anni), Marsala Superiore Riserva (vol. 18% – invecchiato minimo 4 anni), Marsala Vergine o Soleras (vol. 18% – invecchiato minimo 5 anni) e infine Marsala Stravecchio o Riserva (vol. 18% – invecchiato minimo 10 anni). Nei Marsala Fine si può a volte trovare la sigla I.P. (Italia Particolare), mentre nei Marsala Superiore le sigle S.O.M. (Superior Old Marsala), L.D. (London Particular) e G.D. (Garibaldi Dolce), che fu il marsala che più piacque a Giuseppe Garibaldi.       Infine, secondo la quantità di zuccheri presenti nel vino possiamo distinguere tra Marsala Secco, Semisecco e Dolce.

Adesso non vi resta che scegliere il Marsala più adatto a voi…purché sia DOC. Noi di Accademia del Mosto durante i nostri ormai tradizionali aperivini abbiamo scelto di ospitare la storica Cantina Pietro Pipitone Spanò e abbiamo degustato un grande Marsala Vergine del 1910.